Altre cinque persone ricercate dall'interpol, a Foligno e Gualdo Tadino venivano incassate le somme sottratte dai conti postali e bancari di utenti di mezza Italia
Il phishing cioè la “pesca” dei codici di ignari e un po’ sprovveduti utenti delle poste e di banche era la professione di una banda di rumeni che dell’informatica conoscono tutti i segreti.
Captavano i codici pin e dei conti correnti utilizzando e-mail nelle quali si chiedevano tali dati per ottenere una vincita o per questioni di sicurezza, la presunta banda di romeni al centro di un'indagine della polizia postale dell'Umbria.
Ma alla fine il gioco è stato scoperto e sette della banda sono già agli arresti .
Sul web circolano messaggi di posta elettronica del tutto simili a quelli originali inviati dalle Poste o da importanti banche.
Quando però i titolari dei conti digitano i codici richiesti questi finiscono su un sito in realtà clone dell'originale, creato su server in paesi irraggiungibili per gli investigatori e gestito probabilmente dalla Spagna.
Così la banda, una delle tante che ancora sono attive, aveva in pratica le chiavi di accesso ai conti correnti dai quali dirottava i fondi su carte poste-pay attivate dagli stranieri in diversi uffici postali della provincia di Perugia, in particolare nella zona tra Foligno e Gualdo Tadino, utilizzando documenti falsi.
Il denaro veniva quindi incassato dai romeni e inviato in Romania e Spagna attraverso agenzie specializzate o impiegato per ricaricare schede telefoniche intestate a nominativi inesistenti (all'indagine ha contribuito anche una romena che aveva inconsapevolmente usufruito di uno di queste).
Oltre alle sette perone arrestate altri cinque stranieri sono ricercati in Romania con l'ausilio dell'Interpol.
L’operazione è stata coordinata dal Servizio centrale polizia delle comunicazioni e svolta in collaborazione con il compartimento di Milano e le sezioni di Brescia e Massa Carrara.
L'indagine è durata oltre un anno e mezzo e ha preso spunto da numerose denunce di chi aveva subito la frode e dal contributo di una romena, che - secondo gli inquirenti - aveva inconsapevolmente fruito di una ricarica telefonica senza rendersi conto dell'origine illecita dei fondi.
Gli accertamenti sono stati compiuti dalla polizia con la collaborazione delle security di Poste italiane, di Wind telecomunicazioni, di Unicredit Banca, oltre che con l'ausilio di personale dell'Amministrazione finanziaria e delle polizie locali di numerose cittadine del centro-nord Italia.
fonte:.iltamtam.it

