TARANTO - Truffa da 300mila euro ai danni di agenzie di credito e di finanziarie e nove denunce. È il bilancio di una complessa indagine portata a compimento dai carabinieri. U n’intera famiglia, nonna, mamma, e nipote, amici compresi, altamente specializzata, come si diceva, in raggiri in danno a finanziarie e istituti di credito, è stata smascherata e denunciata dai militari della compagnia di Taranto.
Complessivamente gli uomini al comando del tenente Francesco Guzzo, hanno denunciato in stato di libertà nove tarantini per associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni di agenzie di credito finanziario, ricettazione di documenti rubati in vari comuni della provincia, sostituzione di persona, falsità materiale e ideologica. L’indagine è partita da Leporano.
Ad avviarla, nei primi mesi dell’anno, è stato il comandante della stazione Fabio Oliva. Tutto ha avuto origine da una denuncia di smarrimento di una carta di identità sporta da un cittadino di Leporano. L’uomo, dopo aver perduto la carta di identità, aveva provato ad accendere un finanziamento per l’acquisto di un elettrodomestico, ma si era sentito rispondere parere negativo in quanto il suo nome figurava nell’elenco dei cosiddetti cattivi pagatori. Così, temendo di essere incappato in un giro di truffe, si era immediatamente rivolto ai carabinieri.
La sua denuncia ha permesso ai militari, coordinati dal sostituto procuratore del tribunale di Taranto Italo Pesiri, di far emergere un giro di truffe di circa 300mila euro, commesse dai nove indagati ai danni di agenzie finanziarie, istituti di credito e dell’Agenzia delle Entrate di Taranto. Stando a quanto riferito dagli stessi militari, la banda, a capo della quale vi era L.A., tarantino di 30 anni, esperto informatico molto abile nella falsificazione di documenti, si era specializzata nella ricettazione di documenti, anche originali in bianco, per creare identità false ai danni di ignari cittadini che si vedevano addebitare, da parte delle agenzie finanziarie, acquisti di autovetture, mobili ed elettrodomestici, in realtà da loro mai eseguiti.
L’uomo riusciva a trasformare i documenti in bianco, rubati qualche anno fa da diversi uffici anagrafe della provincia di Taranto, in carte vere in tutto e per tutto e con queste, inoltre, faceva emettere codici fiscali originali. Tutto il meccanismo era ben congegnato. La banda, nelle cui fila vi erano, come si diceva, anche tre donne (nonna, mamma e nipote), riusciva ad ottenere dall’Agenzia delle Entrate codici fiscali originali intestati a persone fittizie, ottenuti grazie all’esibizione di documenti falsificati creati dall’esperto informatico. Poi, con i documenti falsi e i codici fiscali originali, i componenti della banda chiedevano credito ad agenzie finanziarie e banche per l’acquisto della merce, ottenuta la quale, per evitare problemi, rivendevano immediatamente a prezzi molto vantaggiosi, ottenendo comunque un grande guadagno.
La truffa, stando ai primi accertamenti effettuati dai carabinieri, avrebbe fruttato ai nove truffatori, in un solo anno, circa 300.000 euro. Per la maggior parte si tratta di acquisti di auto, elettrodomestici ed arredi per negozi che poi, com’è stato accertato, venivano rivenduti a prezzi molto concorrenziali ad ignari acquirenti.
di MARISTELLA MASSARI
fonte:lagazzettadelmezzogiorno.it









